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Storia

Ultima modifica 27 marzo 2018

Tigliole è un paese antico. Ci sono documenti che ne parlano fin dal 974, nel 1041 e nel 1095, derivandone il nome dall'albero tilius, che era sacro presso i popoli germanici. Evidentemente era una zona ricca di foreste di tigli. Ancora oggi viene chiamata Tigliolette una sommità posta tra le località Pianetti, Perosini e Canavese, favorita dalla vicinanza del torrente Triversa. Un'altra località, presso l'attuale frazione Pratomorone, già citata nel 974 è Caspedengo (poi Caspenzio o Scapenzio) dove sorgeva un'antica chiesa (distrutta a fine settecento e poi ricostruita con intitolazione alla Madonnina di Vulgo Scapenzo).

Questi luoghi non vanno però confusi col paese principale. Anticamente questo era costituito da due centri distinti, detti l'uno inferiore, l'altro superiore. Il primo scomparve già nel XIV sec. e di esso rimane la magnifica traccia della chiesa romanica di San Lorenzo, risalente al periodo tra l'XI ed il XII sec.. Il secondo corrisponde invece al paese attuale.

Secondo lo storico Bordone, è probabile che in origine Tigliole comprendesse un unico territorio, articolatosi in seguito con l'incremento demografico e con l'affermazione di diverse signorie politiche: Tigliolette ed il suo castello dipesero dal Vescovo di Asti fin dalla metà del X secolo, mentre Tigliole ed il suo castello nel XII secolo appaiono sottoposti al Vescovo di Pavia.

Agli inizi del '200 troviamo infatti quest'ultimo che affida il feudo tigliolese ai nobili astigiani Solaro, che lo perdettero nel 1340 ad opera di Luchino Visconti e Giovanni II di Monferrato.

Dopo averlo nuovamente acquistato nel 1353, i Solaro lo cedettero definitivamente nel 1422.

Due anni dopo il Vescovo di Pavia lo assegnò ai signori Montafia che lo tennero fino al 1577. In tale anno mori' il conte Lodovico Montafia senza lasciare eredi maschi; papa Gregorio XIII, allora, ordinò a monsignor Cervia, nunzio apostolico a Torino, di prendere possesso a suo nome del feudo; le figlie del Conte, però, si opposero per non perdere i beni paterni e ne segui' una lunga lite.

Il centro del paese era il castello, posto sul colle dove sorge oggi il Municipio e che non a caso i Tigliolesi chiamano ancora oggi il Castello sono contenti che sia circondato da un viale di tigli.

Documenti ottocenteschi indicano nel castello due torrioni verso sud ed un'altra torre verso est; di esso non rimane traccia se non alcuni massi sotterrati; venne distrutto nel 1553 dai soldati francesi inviati dal conte De Brissac; fu ricostruito dai signori Montafia in dimensioni più ridotte; successivamente passò ai marchesi di Ormea che lo vendettero al conte Salmour d'Andezeno, il quale a sua volta lo cedette ai fratelli Vandero; infine fu acquisito dalla comunità.

Esisteva pero` un altro castello denominato antico Castelvero (disegno del De Canis), del quale oggi non rimangono che pochi massi coperti dalla vegetazione. Esso sorgeva fra Bricco Barrano (Cantarana) e Valperosa (Tigliole) e rappresentava il centro fortificato del comitato di Serralonga, attestato fin dal 1152.

In verità, la questione della sovranità sul paese rimase aperta per oltre due secoli, con fasi alterne di collaborazione e conflitto tra la comunità, il vescovo, il papato ed i Savoia. E' noto l'episodio del 1577 in cui il castellano e la ventina di armigeri di guarnigione escono dal castello al rullo dei tamburi e con la bandiera spiegata per consegnare le chiavi al Nunzio, che prende possesso del castello innalzando sulla porta l'insegna del papa Gregorio XIII. L'anno seguente la Curia romana separa i profitti dei beni feudali, concedendoli in affitto, dal governo politico e giurisdizionale di Tigliole (e Montafia), affidandoli rispettivamente ad un castellano (abbà, cioè abate) ed ad un podestà, entrambi designati dal Nunzio e dal 1589 sottoposti ad un Governatore papalino: così fu bloccata l'ingerenza dei Savoia. Durante la guerra del Monferrato del 1614/16 la Comunità ottenne con l'appoggio del Nunzio il rimborso delle spese sostenute per l'alloggiamento delle truppe sabaude.

Nel 1741, dopo più di un secolo e mezzo di governatorato retto dall'abate Luca dei Guglielmi e dai suoi successori, Tigliole venne ceduta ai Savoia, perdendo in tal modo, tra gli ultimi paesi astigiani, i forti elementi di autonomia; nei secoli passati questa aveva permesso ai suoi abitanti di vivere di commerci vari, facendola diventare una comunità privilegiata, poco dedita all'agricoltura; per questo era un territorio meta di contrabbandieri e fuorilegge, che venivano processati ed anche impiccati ai confini del paese.

L'avv. De Canis, che abitò per molti anni della sua vita in paese, racconta nella sua ottocentesca Corografia astigiana che col passaggio ai Savoia e la conseguente perdita dei cosiddetti privilegi feudali ( sui commerci che avvenivano in paese non si pagavano tasse e quindi erano molto sviluppati) molti Tigliolesi andarono in rovina e furono costretti ad iniziare l'attività di agricoltori, che nei territori intorno era da sempre la povera attività prevalente.

Ormai il castello era in rovina e i Tigliolesi decisero, intorno alla metà dell'800, di ricostruirlo a nuovo in stile classicheggiante come palazzo municipale, esattamente com'è ancora oggi.

All'inizio dell'ottocento Tigliole contava oltre 3000 abitanti ed era, con Nizza, Canelli, Villanova e Moncalvo, tra i paesi astigiani più importanti. Dopo essere stata sotto l'amministrazione napoleonica capoluogo di cantone, dalla Restaurazione fece parte del mandamento di Baldichieri (interessante la pubblicazione del Plebano del 1832) iniziando a decadere, anche se nella prima metà del 1900 contava ancora circa 2500 abitanti .

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